Londra, British Library, ms. Egerton 2020, f. 161r, Biom

Che cos'è un libro manoscritto?

Con il termine "libro manoscritto" – o "codice" – indichiamo un supporto librario costituito da fogli di pergamena o carta di dimensioni variabili cuciti insieme in uno o più fascicoli, in cui il testo è stato trascritto a mano libera da uno o più copisti, cioè coloro che copiavano il testo da un libro più antico. 

Anche se la vita di oggi ci porta spesso a contatto con tipi diversi di libri – libri di studio, romanzi, saggi e tanti altri ancora - e fin da piccoli impariamo che cos'è un libro e a che cosa serve, forse non tutti hanno sentito parlare del libro manoscritto, o codice. E forse non tutti sanno che in passato procurarsi un libro era molto più difficile e costoso di quanto sia oggi, e pochi privilegiati potevano permettersi di averne uno.

Per seguire la storia del libro manoscritto bisogna partire dall'origine del suo nome: "codice" deriva dal latino codex, che significa "ceppo, tronco", ma anche "tavola", ed indica le tavolette cerate legate insieme su cui si scriveva nel mondo romano. Il codex si contrapponeva al volumen, il foglio di papiro arrotolato impiegato per secoli dalle civiltà del Mediterraneo.

La nostra storia comincia con l'introduzione e la diffusione della pergamena, un materiale resistente e duraturo ottenuto dalla lavorazione della pelle di capra o pecora. I fogli di pergamena potevano essere facilmente cuciti insieme, senza raggiungere un peso eccessivo come nel caso delle tavolette di legno, e il nuovo supporto poteva in questo modo accogliere facilmente testi anche di una certa lunghezza. Fu così che tra il II e IV secolo d. C. il codice in pergamena divenne il mezzo privilegiato per la diffusione scritta delle idee e del sapere, specie grazie alle comunità cristiane, che, per differenziarsi dalla precedente cultura pagana, preferirono trasmettere i testi sacri servendosi di una nuova forma libraria.

La pergamena era ben più costosa del papiro: per fare un libro poteva servire anche un intero gregge di pecore, la cui pelle veniva poi lavorata a lungo, per essere resa morbida e adatta ad assorbire l'inchiostro. Per avere un libro bisognava acquistare la pergamena, pagare i copisti, e magari anche un miniatore che con le sue decorazioni e immagini impreziosisse le pagine del codice: insomma, possedere un libro era davvero un privilegio per pochi. Proprio per questo i codici più famosi dei primi secoli del Medioevo furono realizzati per i re, che spesso li volevano riccamente illustrati per ostentare la loro ricchezza e potere. Fra tutti, possiamo ricordare i libri manoscritti prodotti alla corte del grande Carlo Magno, che li volle così preziosi che alcuni vennero scritti in oro.

Un grande ruolo nella produzione dei libri nel Medioevo fu svolto anche dai monasteri, dove i monaci copiavano testi sacri e non, salvandoli dall'oblio e permettendo che la memoria di molti autori antichi giungesse fino a noi.

La seconda grande rivoluzione nella storia del libro manoscritto è legata all'introduzione e diffusione della carta, che in Italia venne prodotta a partire dal XII secolo, specialmente a Fabriano, dove le cartiere locali producevano una carta di stracci di alta qualità. La carta era decisamente più economica della pergamena, e questo permise di abbattere i costi della produzione libraria: i libri divennero via via meno cari, e cominciarono ad essere acquistati e letti da un numero maggiore di persone. Nel Trecento non solo i nobili, ma anche i borghesi, gli artigiani e i mercanti potevano permettersi di avere in casa un libro.

Arriviamo così al 1455, l'anno in cui Gutenberg realizzò a Magonza la sua famosa Bibbia, il primo libro a stampa. Questo nuovo sistema di produzione libraria si mostrò fin da subito più comodo e veloce della trascrizione a mano, e il libro a stampa cominciò gradualmente a soppiantare il libro manoscritto, per poi sostituirlo del tutto.. ma questa è tutta un'altra storia!